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Internet si trasferisce a Oxford

Oxford si conferma capitale inglese di Internet e si propone come punto di riferimento della ricerca nella Web Science.

  1. La città ospita Nominet, il Registry .uk, molto attivo e rispettato sia all’ICANN che a livello di standardizzazione allo IETF.
  2. È sede dell’Oxford Internet Institute, un importante istituto di ricerca su società e Internet.
  3. E ora sarà sede del nascente Institute of Web Science, con finanziamenti attesi di £30 milioni (Gordon Brown alla BBC, comunicati stampa del governo e del Web Science Trust).

L’istituto si occuperà, fra le altre cose, di mettere ordine nell’Internet of Things di cui, recentemente, ha parlato anche il Mc Kinsey Quarterly, ad indicare che ormai questa disciplina non è più relegata al mondo della ricerca ma sta entrando nel gergo quotidiano del business.

Per capire cosa sia questo Internet of Things, vi lascio con un video di IBM, molto semplice, ma carino (via Pandemia)

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Typosquatting: the “curse” of popularity

Con colpevole ritardo, riemergo da un po’ di viaggi in giro per l’Europa. Sono stato ad Atene, alla Web Science Conference, dove ho presentato un poster su typosquatting. Poi sono volato a Milano, al Security Summit 2009, a cui sono seguiti un paio di giorni “back home”. Una settimana in Inghilterra e ora di nuovo in Italia, per un po’ di meritate (spero 🙂 ) vacanze.

So che non c’è niente di peggio di un report arrivato fuori tempo massimo, tuttavia, vi prometto che nei prossimi giorni posterò qualche nota e commento su queste due conferenze che mi hanno molto positivamente colpito.

Oggi, cominciamo dal mio paper, che un po’ di “self-advertising” non guasta mai 🙂

  • Typosquatting is the practice of registering a domain name with the intent to confuse it with the name of a trademark or a famous domain name (trademark infringement on domain names).
  • The neighbourhood N_d(x) of a domain name x is the set of all domain names in the registry whose distance d() from x is lower than a threshold th_d and we denote its cardinality as |N(x)|.
  • A distance function d() is a transformation in the space of domain names.

Ad esempio, googgle.co.uk e goog1e.co.uk fanno parte del neighbourhood di google.co.uk. Abbiamo effettuato un po’ di esperimenti sul registro ‘.uk’ e i risultati sono abbastanza interessanti.

Infine, qualche considerazione sugli effetti che una pratica come quella del typosquatting potrebbe avere sul concetto di identità digitale:

  • Social networks and Web 2.0 applications rely on a loose concept of digital identities based on simple identifiers
    • Which are the risks associated to typo-squatting in these scenarios?
    • How would they benefit from a cluster-based analysis?
  • We should move towards a concept of digital identity associated to a cluster in some identifier space
  • The cluster comprises a primary identifier and secondary identifiers that are mapped to it

Se questo argomento vi incuriosisce, lasciatemi pure un commento o scrivetemi una mail. Oppure date un’occhiata al full paper o al poster (entrambi scaricabili gratuitamente dal sito della conferenza).

Web Science 2009 Conference

Dal 18 al 20 Marzo sarò alla Web Science 2009 conference (http://websci09.org/). È la prima conferenza sulla “Scienza del Web” organizzata dalla Web Science Research Initiative (WSRI). Durante l’evento di apertura, il WWW forum, ci saranno Tim Berners-Lee e Joseph Sifakis che discuteranno del futuro del web.

La conferenza è stata pensata in un’ottica multidisciplinare perché multidisciplinare è l’ambito a cui la “Scienza del Web” si rivolge. Dal call for paper (grassetto mio):

Web Science focuses on understanding, designing and developing the technologies and applications that make up the World Wide Web. But the WWW does not exist without the participation of people and organizations […]

… e chi sono, cosa fanno e come partecipano queste persone e queste organizzazioni?

How do people and organisations behave on-line – what motivates them to shop, date, make friends, learn, participate in political life or manage their health or tax on-line?

Which Web-based designs will they trust? […]

How can the dark side of the Web – such as cybercrime, pornography and terrorist networks – be both understood and held in check without compromising the experience of others? […]

And how can the design of the Web of the future ensure that a system on which – as Tim Berners-Lee put it – democracy and commerce depends remains ‘stable and pro-human’?