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Opzione Share in Facebook

Tanto per rimanere in tema anche con quello che dicevo un po’ di tempo fa, oggi posto un link sul mio profilo Facebook. Il link deve essere piaciuto, perché poco dopo ricevo un paio di “like” e un commento (quanto mi sono sentito cool…:-) ).

Insomma, per farla breve: oggi ho scoperto la funzione di quel tastino share a lato di ogni status update, che ti permette di ripostare lo status/link inserito da un tuo amico. Facebook, in questo caso, si scopre “ligio al dovere” nel riconoscere la mia proprietà intellettuale sulla piccola cazzata scritta per caso e quando il mio amico ha cliccato il famigerato tastino, sul suo Wall è apparso un bel “nome-amico via alezzandro“.

Ecco, questa è una incredibile falla nella privacy. In questo modo degli sconosciutissimi “Friends of a Friend” stanno leggendo il mio update, sanno che l’ho scritto io e tutte le balle di Zuckerberg (che non ho nemmeno voglia di linkare, per quante sono tante) sulla sicurezza vanno a farsi benedire.

Così, nel caso non si sia ancora capito a chi stiamo affidando i nostri dati personali, leggete un po’ questo e questo e poi andate a rispondere alla domanda di Stefano:

Comprereste un’auto usata da quest’uomo?

Un modello di privacy nei social network

Vi segnalo un interessantissimo articolo: alcune riflessioni sulla privacy nei social network che ha anche sviluppato un interessante dibattito nei commenti.

Cyanto analizza il concetto di privacy nei Social Network in base ad uno strumento preso in prestito dalla psicologia cognitiva, la  Johari window.

[…]

In qualche modo un social network deve predisposrsi per ospitare la relazione tra me e gli altri nella sua interezza rispettando la mia tendenza naturale alla privacy (Area C). Tutti i social network nascono con finalità legate all’Area A.

[…]

Lo Johari window mostra come ci sia una naturale tendenza alla privacy in ogni utente per cui quando Zuckenberg dichiara che la privacy è roba vecchia o quando google buzz aggancia in automatico tutti i miei contatti di gmail crea una situazione in cui mi costringe ad espellere dal web o da quella piattaforma l’Area C.

[…]

Google condannato, editore o forum? Forse entrambi!

Update: mi sono riletto, ovviamente non è uscita nessuna sentenza, ma solo la notizia della condanna.

È uscita la sentenza che condanna 3 (su 4) dirigenti di Google nel caso ViviDown. 3 (su 4) dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy nel caso ViviDown. In breve, è successo che un cretino ha caricato su Google Video un video di un ragazzo disabile picchiato e deriso dagli “amici”. Il video è arrivato in home page di Google Video, il grande pubblico se ne è accorto e, indignato, ha denunciato chi ha picchiato il ragazzo, chi ha fatto l’upload e Google per aver permesso l’upload/non aver rimosso il video.

Perché Google dovrebbe essere responsabile per ciò che fanno i suoi utenti? Perché no, se fa profitto sui loro contenuti? Stiamo assistendo alla lenta ma inesorabile sconfitta del web 2.0?

Stefano, qualche tempo fa, aveva riassunto e spiegato in modo magistrale le varie problematiche legate a questo processo e vi invito a leggerle perché molto istruttive.

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Dati i recenti sviluppi, torna di attualità un post di qualche tempo fa, sempre di Stefano, “il web 2.0 alla prova della regolamentazione: l’acqua diventa vino“, dove ci si chiede esattamente questo: quando un gestore di una piattaforma web 2.0 è “hosting” e quando, invece, diventa responsabile dei contenuti pubblicati dai loro utenti (di fatto, un editore)?

Ho letto qualche commento in giro che, riguarda alla vicenda di Google dice: “sì, ma loro non si sono limitati a fornire spazio web a chi ha caricato il video, l’hanno addirittura messo in home page e utilizzato per promuovere il business”. Riporto, a questo proposito, un mio vecchio commento al post di Stefano, che mi sembra tornato abbastanza attuale:

… A me [il web 2.0] sembra una evoluzione di entrambi (del concetto “classico” di editore e di un forum vecchia maniera, NdA) anzi una loro integrazione facilitata dalle nuove tecnologie. Il problema, a mio avviso, è che gli Operatori 2.0, nei quali lavorano “umani” che una volta gestivano “semplici” forum, non hanno nemmeno loro chiara la differenza fra le diverse funzionalità di una piattaforma 2.0 e creano dei ToS che confondono ulteriormente le idee.

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Supponiamo che un giornale abbia un forum (stile 1.0, per intenderci) dove gli utenti pubblicano i loro interventi. Ora supponiamo che la rubrica cartacea “Lettere al Direttore” contenga una selezione di tale lettere.

Passano gli anni, il giornale cartaceo [va] online, poi si semplifica ancora e diventa una serie di pagine integrate con il forum, che si chiamano “home page”, “preferiti”, “top lettere”.

Allo stesso tempo, il forum aggiunge funzionalità “social” e permette la creazione di un network di amici.
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La bottom line è che piuttosto che decidere se una piattaforma 2.0 sia hosting o editore, bisognerebbe favorire una normativa che sia in grado di distinguere fra le due diverse funzionalità.


Facebook e la privacy

Facebook aggiorna (eufemismo per dire “cambia ancora una volta”) le regole della privacy.

Qualche mese fa avevo già scritto a proposito delle tecniche utilizzate da Zuckerberg per confondere gli utenti e impedirgi di capire fino in fondo cosa significa, da un punto di vista della privacy, far parte di Facebook. Le opzioni cambiavano di continuo e, ogni volta, il messaggio era: “stai tranquillo ora sì che sei al sicuro!”.

Bene, ci risiamo: in sé non sarebbe una gran notizia, però vale la pena leggere il commento di Luca De Biase a riguardo, di cui vi riporto alcuni estratti:

Mark Zuckerberg scrive ai 350 milioni di iscritti a Facebook per informarli che sta arrivando una nuova versione del sistema di controllo della privacy nel social network

[…]

Chi è consapevole della scarsa privacy che c’è su Facebook, tende a pubblicare in modo molto asettico e soltanto cose che possono essere pubbliche. Se invece si fosse davvero convinti che la privacy sarà mantenuta su quello che appare più personale, si potrebbe scrivere con maggiore spontaneità.

E’ proprio la spontaneità che interessa chi fa ricerche di mercato su Facebook. Il nuovo sistema non consentirà certo a chiunque di vedere qualunque cosa, ma aumenterà l’informazione che i robot di Facebook potranno utilizzare per fare analisi sui comportamenti, i valori e i cambiamenti culturali che avvengono tra le persone del social network.

[…]

(da Luca De Biase)

Facebook è un forum pubblico

Quella che segue è un post un po’ lungo che rielabora alcuni commenti che ho lasciato nel post di Giovy (ne stanno parlando in diversi):

Attenzione a Facebook: nuove “condizioni d’utilizzo” vessatorie

Tutto comincia con il cambio (in sordina) delle condizioni di utilizzo di Facebook: in pratica è stato eliminato un paragrafo che, secondo alcuni, dava la possibilità di rimuovere i propri dati da Facebook.

Ho letto attentamente:

e questa è l’idea che mi sono fatto.

PROPRIETÀ DEI CONTENUTI

La proprietà dei contenuti rimane all’autore. L’autore però permette a FB di utilizzare i suoi contenuti sempre e comunque senza bisogno di ulteriori autorizzazioni e a prescindere dalla licenza (diritti riservati o altro).

Ovvio, altrimenti chiunque potrebbe chiedere i diritti a FB/Flickr o a chiunque altro solo per il fatto di avere quel contenuto sul loro sito. Loro ci fanno affari con il nostro contenuto, ok, ma noi abbiamo il servizio gratuito. È normale, non vedo perché scandalizzarsi.

E se siete curiosi, date un’occhiata alle condizioni di utilizzo di Yahoo!/Flickr, paragrafo 8: http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html

DATI PERSONALI SU FACEBOOK

Quella che segue è la mia opinione personale su come stiano esattamente le cose. Potrei sbagliarmi.

Se si pubblica un messaggio in un Forum, non si ha diritto di chiedere che venga rimosso perché è pubblico. Se il Forum necessita di registrazione per essere letto, continua a essere pubblico. Ecco, FB è un grande Forum pubblico sul quale vengono appoggiati veli di visibilità. Ma resta un forum pubblico.

In altre parole, le  varie aree (inbox, chat, wall, foto, etc.) sono pubbliche e unrestricted. Sono “tutti gli altri utenti”, piuttosto, che hanno visibilità limitata se cercano di accedere ad alcune aree, come ad esempio “messaggi per i quali non sono mittente né destinatario”. Il concetto di privacy, dunque, non è presente in FB come non lo è in un Forum pubblico.

Per questi motivi, non vedo un cambiamento sostanziale nelle recenti modifiche alle condizioni di utilizzo, né ci vedo un peggioramento.

COMMENTI FINALI

  1. Quelli di FB, il profilo degli utenti cancellati se lo sono sempre tenuti, è storia vecchia
  2. Sono convinto che FB sia il peggior social network che ci sia in termini di rispetto della privacy e dei dati personali
  3. Zuckerberg è un furbo e ha tutto l’interesse a non fare troppa chiarezza sul concetto di privacy in FB

Qualche account in più

L’ho già scritto di là.

Last.fm, anobii.com e, non c’è due senza tre, Facebook. Avevo voglia di provare qualche social network nuovo (per me, naturalmente, che questi sono in giro da anni).

Io li ho elencati in ordine di “utilità percepita” (e non mi venite fuori con la storia dei compagni di scuola delle elementari, che se non ci siamo visti per vent’anni ci sarà un motivo), ma lascio un po’ di spazio per futuri ripensamenti.