Monthly Archives: March 2010

CD-R Audio vs. CD-R Data

Ho letto il testo del decreto sulla nuova tassa (balzello) sui supporti di memorizzazione (CD, hard disk, memorie, etc.).

Macitynet ha pubblicato una tabella comparativa (la pagine ora non è raggiungibile, ma la tabella è stata ripubblicata su Manteblog) e mi ha colpito la distinzione fra CD-R Audio (0.15€ ora/registrazione) e CD-R Data (0.22€ ora/registrazione).

Mi fanno notare che:

esistevano (esistono?) dei registratori stand-alone, da collegare allo stereo per intenderci, che accettavano solo questo tipo particolare di dischi (CD-R Audio).

e da una ricerca su AVForum:

CD-R audio have a data header already written on the disk […] which specifies that they are to be used exclusively for audio use- These are the only disks that dedicated audio burners can use, as they are programmed to check that this header is there. Data CD-R’s lack this header, and can be burnt to any kind of cd so long as they are made using a data cd burner (IE cd writer drive in a PC).

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Cina, Google, GoDaddy e la politica

GoDaddy.com è uno dei più grandi registrar di domini Internet. Di certo non un “cattivo” nel senso internettiano del termine, ma non è nemmeno una pecorella: questa notizia, ad esempio, è datata, ma fa capire che il business dei domini internet ha luci e ombre e non c’è molto spazio per i “buoni”.

Fatta questa premessa, quando vado a leggere che:

In response to new rules, GoDaddy to stop registering domain names in China

anche se mi dovrei stupire, non mi stupisco affatto e mi convinco sempre più che la zona grigia di cui parla Massimo Russo, tanto grigia non è.

Internet si trasferisce a Oxford

Oxford si conferma capitale inglese di Internet e si propone come punto di riferimento della ricerca nella Web Science.

  1. La città ospita Nominet, il Registry .uk, molto attivo e rispettato sia all’ICANN che a livello di standardizzazione allo IETF.
  2. È sede dell’Oxford Internet Institute, un importante istituto di ricerca su società e Internet.
  3. E ora sarà sede del nascente Institute of Web Science, con finanziamenti attesi di £30 milioni (Gordon Brown alla BBC, comunicati stampa del governo e del Web Science Trust).

L’istituto si occuperà, fra le altre cose, di mettere ordine nell’Internet of Things di cui, recentemente, ha parlato anche il Mc Kinsey Quarterly, ad indicare che ormai questa disciplina non è più relegata al mondo della ricerca ma sta entrando nel gergo quotidiano del business.

Per capire cosa sia questo Internet of Things, vi lascio con un video di IBM, molto semplice, ma carino (via Pandemia)

Opzione Share in Facebook

Tanto per rimanere in tema anche con quello che dicevo un po’ di tempo fa, oggi posto un link sul mio profilo Facebook. Il link deve essere piaciuto, perché poco dopo ricevo un paio di “like” e un commento (quanto mi sono sentito cool…:-) ).

Insomma, per farla breve: oggi ho scoperto la funzione di quel tastino share a lato di ogni status update, che ti permette di ripostare lo status/link inserito da un tuo amico. Facebook, in questo caso, si scopre “ligio al dovere” nel riconoscere la mia proprietà intellettuale sulla piccola cazzata scritta per caso e quando il mio amico ha cliccato il famigerato tastino, sul suo Wall è apparso un bel “nome-amico via alezzandro“.

Ecco, questa è una incredibile falla nella privacy. In questo modo degli sconosciutissimi “Friends of a Friend” stanno leggendo il mio update, sanno che l’ho scritto io e tutte le balle di Zuckerberg (che non ho nemmeno voglia di linkare, per quante sono tante) sulla sicurezza vanno a farsi benedire.

Così, nel caso non si sia ancora capito a chi stiamo affidando i nostri dati personali, leggete un po’ questo e questo e poi andate a rispondere alla domanda di Stefano:

Comprereste un’auto usata da quest’uomo?

Un modello di privacy nei social network

Vi segnalo un interessantissimo articolo: alcune riflessioni sulla privacy nei social network che ha anche sviluppato un interessante dibattito nei commenti.

Cyanto analizza il concetto di privacy nei Social Network in base ad uno strumento preso in prestito dalla psicologia cognitiva, la  Johari window.

[…]

In qualche modo un social network deve predisposrsi per ospitare la relazione tra me e gli altri nella sua interezza rispettando la mia tendenza naturale alla privacy (Area C). Tutti i social network nascono con finalità legate all’Area A.

[…]

Lo Johari window mostra come ci sia una naturale tendenza alla privacy in ogni utente per cui quando Zuckenberg dichiara che la privacy è roba vecchia o quando google buzz aggancia in automatico tutti i miei contatti di gmail crea una situazione in cui mi costringe ad espellere dal web o da quella piattaforma l’Area C.

[…]