Ti ho dato migliaia di euro, dammi un lavoro o zitto


qualche giorno fa c’era la lettera di Celli, che a noi che siamo fuori ci fa pensare e sospirare. ho commentato, anche troppo animatamente per come sono abituato, qua e qua.

Oggi leggo, via Alfonso Fuggetta e Zambardino, che Celli ha replicato alle repliche e in pratica dice: “ma pure se vi sto sulle palle, perché non discutete del contenuto?”.

Abbastanza ragionevole, non vi pare? forse…

adesso, mi arrivano ‘sti qui fieri di aver speso migliaia di euro in un master in “nuovi giornalisti”, come se la laurea, che presumo hanno, in “vecchio giornalismo” non sia abbastanza.

allora, arrivano questi, che hanno i soldi per una laurea, poi ce li hanno per un’altra e poi ce li hanno pure per permettersi di girovagare finché non trovano l’editore giusto che gli dia il lavoro che piace a loro, povere stelline (ma nel frattempo, campano d’aria?).

allora, figlioli miei, voi date addosso a Celli perché fa parte dell’establishment. Ma voi pensate di esserne fuori? Fatemi capire, voi avete diritto a un lavoro solo perché avete speso migliaia di euro per un master? cioè, in pratica, voi state dicendo a Celli, che è il vostro rettore: “io ti ho dato migliaia di euro, adesso tu mi dai il lavoro e siccome non me lo dai non hai diritto di parlare”.

è questa la tanto sospirata meritocrazia?

Advertisements

6 responses to “Ti ho dato migliaia di euro, dammi un lavoro o zitto

  1. Volendo discutere dei contenuti della lettera di Celli, dico che sicuramente nella vita ognuno può decidere e consigliare al proprio figlio di restare o andarsene dall’Italia.

    Secondo me andarsene, non è più semplice di restare in Italia. Spero che non si cada nel riduttivismo, pensando che siccome sei un italiano all’estero trovi il lavoro della tua vita e ti riempiono di soldi, fama e gloria.

    Tuttavia non posso non osservare che il contributo di Celli al miglioramento di un paese che condivide è, con questa lettera, assolutamente NULLO.

    Se lo scopo è suscitare un dibattito devo dire che Celli ci dice cose che quelli che in Italia ci sono rimasti sanno già… forse è il momento di passare ai fatti per incominciare ad uscire dall’eterno talk show in cui questo stato si trova.

  2. Ciao Cyanto.
    Sono abbastanza d’accordo con te, nel senso che andare all’estero non risolve i problemi. Purtroppo, spesso, la parola estero è circondata da un’aura mistica che sembra il paese di bengodi dove tutti ti aspettano a braccia aperte. Alla fine, è un modo come un altro per accedere ad una offerta lavorativa più ampia. Fra l’altro, non è detto che uno trovi qualcosa che lo soddisfa (anche se, avendo ampliato gli orizzonti, le probabilità aumentano).

    A questo, però, vorrei aggiungere un’osservazione, di un mio ex professore, che secondo me descrive bene la situazione: “ormai l’Europa per gli italiani è diventata quello che trent’anni fa era Milano per uno studente del sud”.

    Una volta tutti cercavano (e trovavano) un buon lavoro nella propria città (almeno nel centro Italia) e pochi erano quelli che andavano al nord per lavoro. Ora questo non fa più notizia.

    ale

    ps: io non sono tanto sicuro che la gente le cose che dice Celli le sa già. E anche se le sa, come dici, rimangono a livello di talk show.

  3. mi ha colpito molto questo post, in particolare mi capita sempre più spesso di incontrare ragazzi che fanno uno o anche due master specialistici spendendo cifre raggurdevoli, pur non conoscendo tutti i master possibile devo dire che mi sembrano dei parcheggi di lusso, ma quello che è più grave che aumentano molto le aspettative che hanno sul mercato del lavoro, o per lo meno sviluppano delle conoscenze che poi difficilmente riescono ad applicare nella loro area di residenza. é vero l’estero non è panacea, tuttavia se si vuole fare alcuni tipi di lavoro è necessario accumulare esperienze di un certo livello che spesso non è possibile fare a livello nazionale, io se posso consiglierei invece di fare un master, di fare una bella esperienza di lavoro all’estero di una o due anni.

  4. “bella esperienza di lavoro all’estero di una o due anni”: che in Italia non viene valutata per niente, anzi, in certi casi ci si rimette perché si è perso il posto in fila. Una volta partiti…

  5. Gunther, sia sui master che sull’estero, la penso esattamente come te. io penso sia deleterio, al giorno d’oggi, far finta che ciò che sta fuori dai nostri confini nazionali non ci riguardi e rischiamo di perdere un posto molto importante nello sviluppo sia tecnologico che culturale della nazione.

  6. @luisa. forse sì e forse no, se fosse veramente così allora Celli avrebbe ragione al 100% e uno non avrebbe scelta.

    dipende dalle proprie aspirazioni professionali e personali, bisogna fare delle scelte. se uno vuole un lavoro di un certo livello, non puo’ lamentarsi se non lo trova sotto casa.

    e se uno non ha intenzione di spostarsi dal suo paese, non può lamentarsi se la sua laurea, lì, non ha sbocchi.