L’impronta ecologica della scienza


Tornando a casa dal lavoro ascoltavo la radio in macchina e si parlava di questa cosa qua.

Si da il caso che dalle parti di Oxford ci sia il Rutherford Appleton Laboratory che, fra le tante meraviglie, contiene anche un grosso acceleratore di particelle (non paragonabile a quello del CERN, naturalmente). Si discute delle solite cose, quando, a un certo punto, telefona un ascoltatore e fa un commento tanto irritante quanto spiazzante:

Ogni giorno sento i nostri scienziati (che lavorano al RAL) che ci accusano di star consumando irresponsabilmente tutte le risorse energetiche. “Dovete spegnere le vostre TV, non sapete quanta energia si consuma a causa dei led rossi lasciati accesi”.

Ma loro, con il loro sbattere protoni ed elettroni dalla mattina alla sera, quanta energia consumano? Loro controllano noi, ma a loro, chi li controlla? Chi me lo dice, a me, che tutta quella energia sia spesa bene? A quanti led rossi corrisponde tutta l’energia che al RAL si consuma ogni giorno senza che nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia di persone, ne capisca il motivo?

Il mio primo istinto, quando ho ascoltato questo intervento, e’ stato di profondo fastidio: ma come si fa a non comprendere, l’importanza, l’essenzialita’ della scienza, etc, etc, etc.

Eppure…

Infine, mi ha colpito la reazione del conduttore: un po’ di sano battibecco, un micro-secondo di riflessione e un “cercheremo di organizzare una visita al RAL per intervistare i fisici che ci lavorano. Non sono d’accordo con Steve (il nome del tipo, credo, NdA), ma la gente si fa queste domande e perche’ non tentare di dargli una risposta?”

Advertisements

Comments are closed.