La privacy in UK


A volte penso che gli inglesi provengano da un altro pianeta, o forse da un’altra epoca. Sembrano avere una fiducia di ferro nelle loro istituzioni, a costo di accettare errori e mancanze a volte anche gravi; in alcuni casi, per qualche ragione che molti non riescono a comprendere, decidono di attaccarsi a posizioni, appunto, anacronistiche.

Prendiamo il caso della sicurezza: l’Inghilterra e’ il paese europeo piu’ controllato da CCTV e varie altre tecnologie: “l’occhio vigile del GF” ti segue da quando esci di casa la mattina fino a quando rientri la sera. Ma se parli con un inglese-tipo, ti renderai subito conto che per lui non e’ un problema, ci convive perfettamente; e’ da un’altra parte che sta il vero problema, quello che fa agitare il tuo inglese e gli fa alzare un polverone mai visto per l’inaccettabile attacco alla sua privacy e liberta’ personali: si chiama Carta d’Identita’. Naturalmente, per noi poveri emigranti, che sappiamo cosa succede in Italia a uno straniero che dimentica a casa il passaporto, tutto questo non ha semplicemente senso.

Altri fatti, altri problemi. Un qualche funzionario britannico cretino smarrisce un paio di DVD con i dati personali di 25 milioni di cittadini britannici: si e’ perso, forse, nei menadri della Royal Mail. Indignazione e costernazione, inglese-tipo (quello di prima) molto “concerned” (ci credo, c’erano anche i suoi, di dati), ma anche rassegnato, del tipo “tanto le cose vanno cosi’, io non ci posso fare niente”.

Notizia di pochi giorni fa: “tutti gli studenti fra i 14 e 19 anni verranno inseriti, in modo permanente, in un database accessibile da tutti i potenziali datori di lavoro”. Fra le altre cose, “i dati includerano dettagli personali e risultati degli esami” e “rimarranno nel database per tutta la vita”. Per ora sono online solo mentre frequentano la scuola.

Sara’ sicuramente possibile rimuovere i propri dati dal database, ma, come al solito, pochi lo faranno. E visto che tutti gli inglesi frequentano la High School, il database che verra’ creato, da qui a pochi anni, conterra’ molti piu’ dettagli di quello delle carte di identita’; quest’ultimo, inoltre, essendo gestito dalla Polizia ( da chi per loro), avra’ sicuramente degli standard di sicurezza molto piu’ elevati di quello di un qualsiasi generico Ministero.

Il nostro inglese, molto prevedibilmente, fara’ spallucce a questa ennesima invasione della privacy, che arriva non richiesta e anche un po’ in sordina: non sapra’ rispondere a domande come “ma cosa c***o e’ un prospective employer?”, oppure “preferisci che ti registrino a vita tutta la tua carriera scolastica o le impronte digitali, che tanto se vai in USA te le prendono lo stesso?”

Come gia’ detto, non rispondera’ in modo convincente per noi poveri emigranti, ma sara’ in prima fila alla prossima manifestazione contro la carta d’identita’.

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2 responses to “La privacy in UK

  1. kantonella

    Brilliant! Sempre in Inghilterra: scanner dell’iride in aeroporto! 🙂

  2. alezzandro

    Ciao Kantonella!
    Lo scanner dell’iride, almeno, ha il pregio di velocizzare le code in aeroporto (se e’ vero quel che dicono gli olandesi). Anche se apre le porte ai famigerati database biometrici: oggi l’iride solo a chi lo richiede, domani le impronte digitali a tutti e via cosi’, tutto bello “impacchettato e criptato” nel chip della carta d’identita’. Finche’ non arriveranno due bravi ricercatori, magari di Cambridge, a insegnarci che queste informazioni sono in grado di leggerle tutte (vedi mio post recente).

    In realta’ quest’ultimo e’ uno degli argomenti di chi si oppone alla Carta di Identita’ elettronica. Da questo punto di vista, e’ un pochino piu’ difficile dargli torto.

    Ciao e a presto