Voce marcata come ‘riflessioni’
Dopo alcuni problemi iniziali, pare che questa volta sia veramente online (via Wittgenstein).
Video stucchevoli (qui e qui, ad esempio) e un po’ tutti uguali (guardate questi). Bello il virtual tour. Poi ci sono le informazioni utili (che sembrano il riassunto delle prime pagine informative di qualsiasi guida turistica) e lo splendido magazine in inglese Magic Italy: che non sembra fatto male, in sé, ma c’è da notare che anche all’estero qualsiasi rivista di settore è piena di articoli sull’Italia e sui suoi tesori nascosti e quindi Magic Italy è a dir poco ridondante.
Infine un ultimo commento: se mi connetto dall’Inghilterra e la lingua di default del sistema operativo e del browser è l’inglese… bé, mi aspetterei di essere rediretto alle pagine corrispondenti.
ps: non commento sull’assenza di qualsiasi caratteristica 2.0 perché se ne è già parlato tanto in passato.
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Non si fanno i soldi con i blog (Wittgenstein)
…di una disarmante semplicità! Fare soldi con un blog vuol dire tappezzarlo di annunci pubblicitari. Che, a meno di pochi casi di successo (l’articolo di NewsWeek cita TechCrunch, tanto per dire) vuol dire tappezzare le proprie pagine di AdSense.
E allora, tanto vale darsi a del sano domain parking o, se vi piace il brivido, a un po’ di typosquatting. Così, almeno, non dovete perdere tempo a inventare belle frasi per attirare i vostri lettori…
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Questa mattina guardo i 20 cm e passa di neve che si accumulano sulle strade (vedi testata del blog!) e penso: oggi si lavora da casa. Dopo appena mezz’ora che ero connesso, arriva la mail del “grande capo”:
… causa maltempo l’azienda chiude i battenti a mezzogiorno.
Buon week-end a tutti!!
Grande Capo
Insomma, il resto lo lascio alla vostra immaginazione. Spaghetti al pesto e poi via, a giocare a palle di neve!!!
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Ricollegandomi alla proposta di Rutelli sui viaggi a rischio, chiedo, nell’ordine che:
- I fumatori si paghino le spese per la cura ai tumori
- I grassi si paghino le spese ai problemi cardiovascolari
- Gli incidentati stradali si paghino le spese per gli incidenti che commettono
- Le vecchiacce vecchiette si paghino le spese mediche se vengono investite quando attraversano la strada senza guardare. Se ne stessero a casa, se non sanno camminare
- Tutti gli sportivi, di ogni sorta, si paghino le spese mediche quando si fanno male praticando i loro sport, maledizione
- E pure i cuochi si paghino le loro dannate spese, accidenti, perché possono evitare di usare coltelli così affilati
- …
Ecco, questa si chiama sanità privata.
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Qualche giorno fa avevo scritto questo commento alla notizia di Google e del suo edge caching. Le certezze vacillano e gli osservatori cominciano a chiedersi se, forse, l’edge caching con la neutralità della rete qualcosa c’entri. Queste titubanze sono riportate dal pezzo a quattro mani firmato Zambardino-Russo qui.
Io continuo con la mia provocazione: neutralità della rete o dei contenuti? L’ISP o le telco potrebbero veramente permettersi di penalizzare Google Microsoft? Chi ci rimetterebbe?
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Ai miei quattro lettori, spendete due minuti del vostro tempo a leggere questo:
La vignetta di Biani e l’aria che tira – Macchianera
o magari leggetelo veloce e allora vi basteranno solo 30 secondi.
E poi, però, non fate come nei commenti che “i professori di mia figlia, a me non ci piacevano e quindi tutti i professori dell’orbe terracqueo sono dei fannulloni bastardi” perché quello è il gioco di chi non ha interesse a salvare ciò che c’è di buono in questa nostra martoriata scuola.
Semplicemente, ripensate a quel vostro professore o alla vostra maestra, che per qualche strana alchimia la sua materia l’ho anche amata! e chiedetevi perché e per quale motivo questa nostra società ha deciso di riversare addosso proprio a loro tanta violenza, tutto questo rancore.
ale
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Sto leggendo i commenti nel mio feed reeder stanno cominciando a fiorire a proposito tel report di Technorati State of the Blogosphere 2008.Ad esempio, qua, qua e anche qua.
Vado un po’ di fretta, ma voglio comunque buttare là qualche appunto.
Cos’è un blog
È una domanda che mi sto ponendo spesso ultimamente, più o meno da quando ho deciso di aprire questo blog. Io mi sono dato questa risposta: un blog è informazione, comunicazione e networking.
Un blog è informazione nel senso che deve avere dei contenuti. Non necessariamente “notizie” nel senso giornalistico del termine, ma nel senso di informazioni che qualcuno, là fuori, considera rilevanti.
Un blog è comunicazione, nel senso che le informazioni devono essere veicolate correttamente, con il giusto linguaggio, presentate in modo corretto e avendo chiaro in mente il target a cui esse sono rivolte. Oppure, non faranno presa nei lettori.
Infine, un blog è networking, nel senso che deve poggiarsi su una rete di conoscenze perché qualcuno lo segua e lo tenga in vita (un blog non letto da nessuno è un blog? Naturalmente sì se è agli inizi, ma poi?)
Il rapporto di Technorati
Questo è quello che stavo pensando da qualche tempo: non mi stupisco, quindi, se nel rapporto di Technorati (via Luca de Biase) alla domanda why do you blog? troviamo:
- In order to speak my mind on areas of interest (communication)
- To share my expertise and experiences with others (information)
- To meet and connect with like minded people (networking)
e a seguire altre ragioni legati all’auto-promozione o realizzazione personale.
Ripensando, quindi, alle recenti polemiche sulla BlogFest (che ho letto da esterno), e sul fatto che non sono nate nuove idee, io rispondo: qual è il problema? Quella è stata (credo) una splendida occasione (e ben riuscita, da quello che ho capito) per fare networking e si è annoiato solo chi non aveva bisogno di conoscere nuove persone o di rinsaldare i rapporti con quelle che conosceva già.
BlogBabel e qualche esempio
A sostegno di questa tesi ci sono le tante classifiche di blog famosi (esempio, BlogBabel). Se guardiamo i blog nelle prime posizioni scopriamo che sono tenuti quasi tutti da giornalisti o da gente che ruota attorno al mondo dell’informazione e/o della comunicazione (online o offline):
- Hanno tutti grandi capacità comunicative
- Hanno tutti qualcosa di interessante da dire, spesso per il grande pubblico
- Il loro networking è spesso (non sempre) determinato dalla notorietà che gli deriva da attività altre
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