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Moratti, in radio il 30% di musica Italiana:
“La mia prima iniziativa politica sarà quella di portare all’interno del Popolo della libertà la proposta di dare più spazio alla musica italiana e, nella musica italiana, ai giovani nelle radio“, ha spiegato Moratti intervenendo alla presentazione del progetto LiveMi nella stazione della metro in piazza Duomo.
Così potremo ascoltare Marco Carta 10 volte al giorno.
E imporre il 30% di musica di qualità, invece?
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Facebook aggiorna (eufemismo per dire “cambia ancora una volta”) le regole della privacy.
Qualche mese fa avevo già scritto a proposito delle tecniche utilizzate da Zuckerberg per confondere gli utenti e impedirgi di capire fino in fondo cosa significa, da un punto di vista della privacy, far parte di Facebook. Le opzioni cambiavano di continuo e, ogni volta, il messaggio era: “stai tranquillo ora sì che sei al sicuro!”.
Bene, ci risiamo: in sé non sarebbe una gran notizia, però vale la pena leggere il commento di Luca De Biase a riguardo, di cui vi riporto alcuni estratti:
Mark Zuckerberg scrive ai 350 milioni di iscritti a Facebook per informarli che sta arrivando una nuova versione del sistema di controllo della privacy nel social network
[...]
Chi è consapevole della scarsa privacy che c’è su Facebook, tende a pubblicare in modo molto asettico e soltanto cose che possono essere pubbliche. Se invece si fosse davvero convinti che la privacy sarà mantenuta su quello che appare più personale, si potrebbe scrivere con maggiore spontaneità.
E’ proprio la spontaneità che interessa chi fa ricerche di mercato su Facebook. Il nuovo sistema non consentirà certo a chiunque di vedere qualunque cosa, ma aumenterà l’informazione che i robot di Facebook potranno utilizzare per fare analisi sui comportamenti, i valori e i cambiamenti culturali che avvengono tra le persone del social network.
[...]
(da Luca De Biase)
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Update: avevo dimenticato il titolo al post!
***
Seguo da un po’, e con interesse, il dibattito sull’anonimato protetto. Prendo spunto da un commento (non molto chiaro, devo dire la verità) ad un post di Stefano Quintarelli e mi chiedo:
Qual è la tipologia di illeciti che si vuole prevenire introducendo l’anonimato protetto nelle reti wireless?
La sicurezza di un sistema informatico non puo’ essere garantita al 100%. Una quasiasi “misura di sicurezza” puo’ bloccare solo quegli illeciti per cui il rapporto costo per aggirarla/beneficio nell’averla aggirata non è (sufficientemente) favorevole.
In altre parole, è vero che l’anonimato protetto permette l’identificazione di un utente che si connette ad un Access Point, ma è anche vero che previene solo quegli illeciti per cui non vale la pena affidarsi a un qualsiasi decente servizio di anonimizzazione.
In questa ottica mi chiedo:
- Qual è il reale beneficio che l’anonimato protetto puo’ portare alla sicurezza informatica?
- Siamo sicuri che non diventi solo un impiccio per chi vuole avere una rete wireless, sia essa domestica o commerciale?
Sinceramente, se la legislazione fosse un pochino più chiara, sarei più che felice di aprire la mia rete domestica, che per la maggior parte del giorno rimane inutilizzata (non lo faccio, non sono coraggioso come Bruce Schneier); e sarei grato a chi facesse lo stesso quando sono io a essere fuori casa. Unica accortezza, vorrei un programmino che fosse in grado di switchare ad una rete protetta quando mi connetto.
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La settimana scorsa il governo inglese ha pubblicato il Digital Economy Bill:
Today, the Bill is published. It is made up of the actions in the Digital Britain Final Report that need primary legislation. That means it covers a really wide range of areas – from digital radio, to copyright reform, to spectrum, and then some – all focused on supporting the nation’s digital future
Le sezioni 18 e 19, in particolare, parlano della gestione dei nomi di dominio (quindi di Nominet). Sono un po’ lunghe, però il concetto è che il governo può nominare il “manager” (credo intenda il CEO) del registry inglese, se creda sia opportuno e, in generale, se pensa che questo abbia “fallito in relazione ai suoi doveri”. Per fallimento si intende:
A relevant failure is serious, for the purposes of this section, if it has adversely affected or is likely adversely to affect—
- the reputation or availability of electronic communications networks or electronic communications services provided in the United Kingdom or a part of the United Kingdom, or
- the interests of consumers or members of the public in the United Kingdom or a part of the United Kingdom.
In altre parole, se Nominet non si attiva per proteggere l’interesse degli utenti finali di internet il governo potrebbe decidere che Internet non riesce a auto-regolamentarsi e che ha bisogno dell’intervento diretto del governo per funzionare come si deve.
A stretto giro di posta, la risposta di Nominet.
Vedremo come andrà a finire. La sensazione, qui, è che c’é in gioco qualcosa di più dello statuto di un’azienda.
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…la risposta di Robin Gross, Chair di ICANN’s Noncommercial Users Constituency (NCUC), alla domanda di Gray Chynoweth per CircleID.
Le altre interviste qui.
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Sto ancora cercando di capire quanto sia accurato il risultato, ma il quiz in sé è carino. Secondo me si vede l’impronta chiaramente “Nord Americana” di alcune domande (ma poi lo dicono anche nella pagina dei risultati).
(via alfonsofuggetta.org)
My Political Views
I am a left social libertarian
Left: 5.23, Libertarian: 4.11

Political Spectrum Quiz
E ci metto pure il mio posizionamento nella “culture war”, anche se non ho capito cosa sia!
My Culture War Stance
Score: -6.65

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Nemmeno il tempo di scrivere il post precedente e mi imbatto in questo articolo di Wired:
Future of Cyber Security: What Are the Rules of Engagement?
[...] there are numerous questions — ethical, legal and even bureaucratic — that need to be sorted out about the rules of engagement before the U.S. launches any cyber volleys in retaliation for an attack or otherwise. The most basic being, what constitutes an attack, how do we identify its source and what’s an acceptable response?
In a battle where the militarized zone exists solely in the ether(net) [...] how do we fight, let alone find, the enemy? [...]
And how do we know if the anonymous cyberwarrior attacking us is a soldier from the Red Army or just a Jolt-guzzling teen in his mother’s basement.[...]
Should the U.S. take action against a band of student hackers in China suspected of working for their government if Chinese authorities deny responsibility for their aggression?
Furthermore, if computers running NASDAQ trades are brought to a halt in a cyber attack, is that a criminal offense for the FBI to investigate or a national security incident worthy of a counterstrike?
E poi c’è la storia del team di brillanti ingegneri informatici che utilizzano, per primi, il nuovo algoritmo crittografico MD6. Poi si scropre che MD6 ha una falla, ma i bravi ingegneri lavorano sodo e creano una patch per la loro applicazione Windows, che quindi è pronta per diferendersi dagli attacchi informatici.
Peccato che questa applicazione si chiami Conficker.
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Spesso diciamo che, in campo tecnologico, l’America è 10 anni avanti:
The U.S. government on Monday launched a national talent search for high school and college students interested in working in cybersecurity.
With the U.S. Cyber Challenge the goal is to find 10,000 young Americans to be “cyber guardians and cyber warriors,” according to a statement from the Center for Strategic & International Studies, which is sponsoring the event.
È una buona notizia, un governo che capisce l’importanza della rete nella società moderna, o è cattiva, con Internet che diventa “pericoloso” e i governi che si affannano a monitorarlo e controllarlo?
President Obama said in May that the U.S. government “is not as prepared” as it should be to respond to disruptions caused by Internet attacks. And last week, a study from the Partnership for Public Service concluded that shortages in federal cybersecurity workers and a lack of leadership threaten national security.
Io propendo per la seconda (via Alfonso Fuggetta).
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