esperimento tre

Post da Settembre 2008

Vint Cerf, IPv6 e IDN

30 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Nonostante le mie rassicurazioni, questo post arriva un po’ in ritardo, e forse anche fuori tempo massimo, dato che Punto Informatico ha già raccontato molto di quello che avrei scritto io. Dovete perdonarmi, ma è appena terminato un week-end di caldo e sole e io l’ho passato ovunque tranne che a casa: se viveste in Inghilterra sapreste cosa vuol dire! ;-)

Vint Cerf è l’uomo più elegante dell’ICANN, così me lo avevano descritto e, martedì mattina, ho avuto una mezza conferma, quando, durante la breve visita a Nominet,  ha sfoggiato un abito grigio scuro impeccabile, con gilè e camicia con gemelli.

Segue breve riassunto dell’intervento.

Le maggiori sfide di Internet: IPv6

(PI ne parla in modo abbastanza chiaro qua) Lo spazio di indirizzamento associato a IPv4 si sta esaurendo. Sono 15 anni che si sta esaurendo, ma adesso si sta cominciando a vedere il fondo. Se non ci diamo una mossa, qualcuno potrebbe cominciare a comprare interi range di indirizzi IP al solo scopo di venderli, in un secondo tempo, a prezzi elevati. Se questo dovesse verificarsi, il problema diventerebbe ancor più grande.

Da un punto di vista tecnico non c’è nulla che freni il passaggio a IPv6, alcuni registry sono già pronti, altri lo saranno a breve. Il problema sono gli ISP. Molti non sono ancora pronti al passaggio e preferiscono rimandare il problema piuttosto che investire e risolvere.

La transizione sarà comunque lunga e solo se iniziata per tempo sarà indolore (o quasi). Immaginatevi questo scenario: gli indirizzi IPv4 terminano e nuovi siti (e nuovi ISP) sono costretti ad utilizzare solo IPv6. Si rischia la fragmentazione della rete (fragmentazione fisica).

Le maggiori sfide di Internet: Internationalised Domain Names and gTLD

IDN, cioè la possibilità di registrare un nome di dominio utilizzando caratteri non latini (questo post, in fondo). Nuovi gTLD, cioè la liberalizzazione (o quasi) nella registrazione di nuovi nomi di dominio di primo livello (.it, com, org, etc.). Questo problema ha due aspetti:

  • Sicurezza. Il rischio di phishing aumenta incredibilmente data la quantità di caratteri esistenti.
  • Tecnico. Il carico sui root server aumenterebbe notevolmente. Nella loro configurazione attuale, possono gestire fino a un migliaio di TLD, equivalente a circa tre volte il numero attuale. Se ci fosse un;impennata nel numero di nuovi TLD l’intera infrastruttura potrebbe risentirne.

Il problema più urgente, naturalmente, è quello della sicurezza. È interessante notare che, sebbene l’introduzione di IDN creerebbe diversi problemi, essa è necessaria. Esistono paesi che danno la possibilità agli utenti di utilizzare Internet nella propria lingua. Gli ISP di questi paesi hanno server dedicati alla traduzione delle query per garantire l’interoperabilità con il DNS dell’ICANN.

Sono realtà importanti che non possono essere ignorate e, se il problema non viene risolto, si rischia di andare verso una fragmentazione di Internet (fragmentazione logica).

DNSSEC

Lo sviluppo di DNSSEC è importante, soprattutto alla luce delle recenti vulnerabilità nel DNS. L’ICANN è fortemente influenzato dal governo degli Stati Uniti (volenti o nolenti, questa è la realtà) e difficilmente qualcosa si muoverà sul lato DNSSEC, finché il nuovo governo (indipendentemente da chi vincerà) non si sarà installato (quindi, non prima di Gennaio dell’anno prossimo).

NB: questo non implica un coinvolgimento diretto del Presidente, naturalmente, ma è tutta la macchina decisionale che ruota intorno a Washington che, di fatto, si ferma fino a nuovi ordini.

Censura in Cina

Qualcuno ha chiesto perché Google censura in Cina. Da politico navigato qual è, la sua risposta è stata impeccabile: “preferiamo censurare che noi che far censurare a loro, almeno abbiamo il controllo di quel che succede. Solo la versione .CN è censurata, non quella internazionale. Censuriamo solo l’1% dei siti (vabbé, questa se la poteva risparmiare. se mi censuri la parte alta dei risultati di ricerca è come censurarli tutti)”.

Ha poi concluso ricordando che nessuno dei loro servizi basati in Cina, così le autorità non possono chiedergli i log dei server o i dati personali degli utenti (come fanno i nostri competitor, ha aggiunto…).

Chrome e Google

Spinto da qualche domanda, Vint Cerf ha un po’ parlato di Google Chrome. Niente di particolarmente rilevante.

Non ha detto una parola a proposito del telefonino con Android. A parte che il lancio ufficiale non c’era ancora stato, credo non avesse voglia di imbarcarsi in una raffica di domande senza fine.

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Informazione, comunicazione e networking: State of the Blogosphere 2008

24 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Sto leggendo i commenti nel mio feed reeder stanno cominciando a fiorire a proposito tel report di Technorati State of the Blogosphere 2008.Ad esempio, qua, qua e anche qua.

Vado un po’ di fretta, ma voglio comunque buttare là qualche appunto.

Cos’è un blog

È una domanda che mi sto ponendo spesso ultimamente, più o meno da quando ho deciso di aprire questo blog. Io mi sono dato questa risposta: un blog è informazione, comunicazione e networking.

Un blog è informazione nel senso che deve avere dei contenuti. Non necessariamente “notizie” nel senso giornalistico del termine, ma nel senso di informazioni che qualcuno, là fuori, considera rilevanti.

Un blog è comunicazione, nel senso che le informazioni devono essere veicolate correttamente, con il giusto linguaggio, presentate in modo corretto e avendo chiaro in mente il target a cui esse sono rivolte. Oppure, non faranno presa nei lettori.

Infine, un blog è networking, nel senso che deve poggiarsi su una rete di conoscenze perché qualcuno lo segua e lo tenga in vita (un blog non letto da nessuno è un blog? Naturalmente sì se è agli inizi, ma poi?)

Il rapporto di Technorati

Questo è quello che stavo pensando da qualche tempo: non mi stupisco, quindi, se nel rapporto di Technorati (via Luca de Biase) alla domanda why do you blog? troviamo:

  1. In order to speak my mind on areas of interest (communication)
  2. To share my expertise and experiences with others (information)
  3. To meet and connect with like minded people (networking)

e a seguire altre ragioni legati all’auto-promozione o realizzazione personale.

Ripensando, quindi, alle recenti polemiche sulla BlogFest (che ho letto da esterno), e sul fatto che non sono nate nuove idee, io rispondo: qual è il problema? Quella è stata (credo) una splendida occasione (e ben riuscita, da quello che ho capito) per fare networking e si è annoiato solo chi non aveva bisogno di conoscere nuove persone o di rinsaldare i rapporti con quelle che conosceva già.

BlogBabel e qualche esempio

A sostegno di questa tesi ci sono le tante classifiche di blog famosi (esempio, BlogBabel). Se guardiamo i blog nelle prime posizioni scopriamo che sono tenuti quasi tutti da giornalisti o da gente che ruota attorno al mondo dell’informazione e/o della comunicazione (online o offline):

  1. Hanno tutti grandi capacità comunicative
  2. Hanno tutti qualcosa di interessante da dire, spesso per il grande pubblico
  3. Il loro networking è spesso (non sempre) determinato dalla notorietà che gli deriva da attività altre

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Unicode, il giorno più lungo

24 Settembre 2008 · 1 Commento

Nel blog-fratello in inglese potete trovare il report del training course su Unicode di cui avevo parlato in questo post.

Vi risparmio il copia-incolla completo e riporto solo le frasi che penso siano le più significative:

Unicode is a “unified coding system” that contains more than 100,000 characters. It is dynamic, because new characters are continually added in order include “all” possible human characters. From a theoretical point of view, we could say that it tries to preserve cultural diversity while giving a universal interpretation of all human languages (it is arguable whether it is successful on this: for example, some Chinese characters are still not part of Unicode).

E poi, parlando di Internationalised Domain Names, rischio di typosquatting e phishing:

We discussed a bit about the problem of Internationalised Domain Names (IDNs), which open the doors to typosquatting and phishing. One policy might be to disallow mixing different scripts when registering IDNs. In certain languages it is common practice to use characters or words from the Latin alphabet as part of the sentence and such a solution would constitute a big limitation.

A partial solution, which might work for the most common cases, is to allow mixing any script with the “common” Latin script.

L’opinione che mi sono fatto in questo corso è che l’introduzione di Unicode e degli IDN creerà un grande caos e il rischio di attacchi basati su phishing subirà un’impennata incredibile.

E, fra parentesi, è anche l’opinione di Vint Cerf (entro stasera due righe anche su questo, promesso! ;-) )

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A colazione con Vint Cerf

20 Settembre 2008 · 1 Commento

Martedì sono a colazione niente-po-po-di-meno che con Vint Cerf, il Papà di Internet, il Chief Executive Evangelist di Google (nonché vice-presidente), pezzo grosso dell’ICANN e, infine, colui che ha scritto, scrive e riscriverà il TCP/IP finché non sarà pronto per andare nello spazio!

Per farla breve, il tipo di cui sopra verrà in visita in azienda per un incontro informale prima di andare a parlare qua. Naturalmente, io e i miei colleghi accorreremo numerosi, se non altro per scroccare la colazione :-) .

Fra un caffé e una salsiccia (scusateli, so’ inglesi) l’incontro consisterà in una Q&A session. Le domande non saranno preparate, anche se sicuramente non mancheranno le più importanti:

  • Che cos’è un “Chief Executive Evangelist”?
  • A quando i pcTLD (Planet Code Top-Level Domain) quali .mars, .earth e .sun?

:-)

Putroppo, causa scadenze che si accavallano, non potrò andare al talk che Vint darà subito dopo. In ogni caso, sono convinto che questo incontro sarà molto interessante, soprattutto se verranno fatte le domande giuste. Io, nel frattempo, sto già pensando a cosa chiedergli.

E voi, che cosa vorreste sapere da Vint Cerf? Le risposte sul blog subito dopo l’incontro!

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Unicode, caratteri speciali sul Mac

19 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Sto seguendo un training course su Unicode. In 40 minuti siamo riusciti a dire che: Unicode è importante, tutti lo supportano ma pochi lo abilitano.

Se continua cosí sarà dura arrivare fino a stasera.

Nel frattempo, ho trovato questo fantastico post che spiega come ottenere “caratteri speciali” (Unicode, direi ora) con una tastiera Mac.

liquidicity » Reference for EVERY Character Key on a Mac

A proposito, avete notato le lettere accentate in questo post?

:-)

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L’impronta ecologica della scienza

9 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Tornando a casa dal lavoro ascoltavo la radio in macchina e si parlava di questa cosa qua.

Si da il caso che dalle parti di Oxford ci sia il Rutherford Appleton Laboratory che, fra le tante meraviglie, contiene anche un grosso acceleratore di particelle (non paragonabile a quello del CERN, naturalmente). Si discute delle solite cose, quando, a un certo punto, telefona un ascoltatore e fa un commento tanto irritante quanto spiazzante:

Ogni giorno sento i nostri scienziati (che lavorano al RAL) che ci accusano di star consumando irresponsabilmente tutte le risorse energetiche. “Dovete spegnere le vostre TV, non sapete quanta energia si consuma a causa dei led rossi lasciati accesi”.

Ma loro, con il loro sbattere protoni ed elettroni dalla mattina alla sera, quanta energia consumano? Loro controllano noi, ma a loro, chi li controlla? Chi me lo dice, a me, che tutta quella energia sia spesa bene? A quanti led rossi corrisponde tutta l’energia che al RAL si consuma ogni giorno senza che nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia di persone, ne capisca il motivo?

Il mio primo istinto, quando ho ascoltato questo intervento, e’ stato di profondo fastidio: ma come si fa a non comprendere, l’importanza, l’essenzialita’ della scienza, etc, etc, etc.

Eppure…

Infine, mi ha colpito la reazione del conduttore: un po’ di sano battibecco, un micro-secondo di riflessione e un “cercheremo di organizzare una visita al RAL per intervistare i fisici che ci lavorano. Non sono d’accordo con Steve (il nome del tipo, credo, NdA), ma la gente si fa queste domande e perche’ non tentare di dargli una risposta?”

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Dataspace, web semantico e database

7 Settembre 2008 · 5 Commenti

Dato che il mio precendente post su Google e i dataspace ha suscitato un certo interesse, ho deciso di approfondire l’argomento e di inquadrare meglio il problema (fatemi sapere se non sono stato abbastanza chiaro).

Il concetto di dataspace ha avuto origine nella comunita’ del Web Semantico (si veda Stalkk.ed, dal quale ho preso spunto, e Daniel’s blog per un approfondimento). Riferito ad uno specifico utente, ne descrive lo spazio concettuale che lo circonda, includendone i dati personali e i dati generati (documenti, foto, blog, etc.) e tutti gli altri dati legati all’utente da una qualche relazione (blog preferiti, amici, etc). Inoltre, il dataspace di un utente include anche tutte le relazioni che sussistono tra questi dati, che diventano esse stesse dato e potenziali sorgenti di nuove informazioni (es, da una lista di bookmark si puo’ dedurre la conoscenza linguistica dell’utente).

Data questa definizione in odore di ontologia ;-) , lo studio dei dataspace, e in ultimo la loro realizzazione, puo’ avvenire seguendo due strade opposte.

Il web semantico

L’approccio adottato dalla comunita’ del Web Semantico e’ di tipo top-down (deduttivo). Dalla definizione astratta di dataspace si passa alla sua rappresentazione concreta attraverso un linguaggio formale che permette di lavorare con essi e di sfruttarne appieno le potenzialita’. Infine, si cerca un linguaggio che permetta di interrogare/navigare un dataspace e che sia in grado di estrarne tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. E, come si dice, implementation follows. Siamo in era RDF, OWL, SPARQL (e qui mi fermo, perche’ non e’ il mio campo e rischio di dire delle gran cavolate).

I database

L’approccio adottato nella comunita’ database, al contrario, e’ di tipo bottom-up (induttivo). Si parte dall’evidenza che il dataspace di un utente (cosi’ come il web, d’altronde) e’ un universo di sorgenti di dati eterogenee, poco integrate e che forniscono informazioni spesso ridondanti o in contraddizione tra loro (anni fa si parlava del database delle vendite non allineato con il database dei prodotti, con quello dei clienti, etc).

Innanzitutto, ci si chiede come estrarre i dati dai siti web e come elaborarli per presentarli all’utente in modo unificato. Quindi, ci si chiede come funziona il motore di ricerca che permette di individuare tutte le informazioni che, in un dato momento, sono rilevanti per l’utente, indipendentemente dal loro formato.

Due metodologie a confronto

WS: “Un dataspace contiene tutti i documenti, i video, le foto di un utente, gli amici, le relazioni che li legano e molto altro”.

D: “Ho fatto una ricerca con la parola Parigi, ma non e’ stato in grado di ritrovarmi nemmeno la foto della torre Eiffel. Ti sembra un dataspace?”

In genere, la comunita’ dei database predilige definizioni piu’ “operative”: il dataspace, cosi’ come e’ definito nella comunita’ del Web Semantico, non e’ pienamente realizzato, ma emerge mano a mano che gli strumenti che devono implementarlo si raffinano e permettono un’espressivita’ maggiore.

C’e’ pero’ anche un’altra differenza:

  • Nel primo caso, si definisce una rete (dovrei dire, ontologia) di dati, oggetti e relazioni che tende alla nozione vera e propria di web semantico a-la-Berners Lee. La rete “contiene” i dati, il cui accesso e’ subordinato alla navigazione della rete stessa.
  • Nel secondo caso, il namespace e’ piu’ vicino allo schema tipico del mondo dei database, che descrive i dati ma non li contiene. Il focus, in questo caso, deve essere sulle funzionalita’ di ricerca di questi dati, senza le quali lo schema rimane uno scheletro vuoto.

La logica con cui si muove Google, naturalmente, e’ legata al secondo approccio, piu’ pragmatico, efficiente e sicuramente piu’ scalabile: quelli di Google non possono permettersi di produrre niente che non sia in grado di funzionare su volumi di traffico e dati impressionanti!

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Chrome e il Google dataspace

2 Settembre 2008 · 9 Commenti

UPDATE (7/09/2008 ): un approfondimento sui dataspace.

UPDATE (20:43): la beta di Chrome e’ ora liberamente scaricabile, a patto di avere Windows
***

A completamento del mio precedente post su Google Chrome, il nuovo browser, anzi no, sistema operativo, anzi no, contenitore di applicazioni, anzi no, tutti e tre insieme, vorrei aggiungere alcune considerazioni personali sul perche’ Google abbia deciso di percorrere questa nuova strada.

Quello che segue e’ una rielaborazione di un paio di commenti che ho lasciato ai post di Vittorio Zambardino e Luca de Biase, che mi hanno fatto ragionare sul perche’ di Chrome.

***

Alon Halevy e’ un brillante (ex-)professore di database dell’universita’ di Washington che, dopo aver passato anni a studiare gli infiniti problemi legati all’integrazione di dati da sorgenti eterogenee (schema mediation, schema reconciliation, etc, etc), comincia a lavorare ad un’idea che di li’ a poco (siamo nel 2005) chiama dataspace. Dal 2006 lavora per Google, il brevetto dell’idea di dataspace arriva poco dopo. Infine, arriva Chrome

***
Ma, in pratica, che cos’e’ un dataspace?
(qui una presentazione di Halevy del 2006)

Considerate l’insieme delle informazioni, personali e non, che ciascuno di noi dissemina in Internet. Tutti questi dati, siano essi email, chat, photo, “notizie” da quotidiani, documenti, etc. sono eterogenei, cioe’ hanno formati differenti, sono mantenuti su piattaforme indipendenti e possono avere interfacce d’accesso completamente diverse fra loro.

Il dataspace e’ quell’astrazione che ci permette di ignorare le differenze e di concentrarci sui dati veri e propri, con l’illusione che essi siano omogenei. In quest’ottica Internet smetterebbe di essere una costellazione di pagine web, di siti internet e applicazioni diverse, ma diventerebbe un continuum in cui possiamo muoversi senza sentire le barriere di una integrazione incompleta.

***
Nel frattempo Google che fa?

Google si e’ gia’ costruita, negli anni, uno “spazio di dati” bello corposo, ma l’integrazione fa ancora un po’ acqua (se escludiamo il fatto che tutti i servizi sono accessibili tramite un unico account).

Il prossimo passo e’ sviluppare gli strumenti che possano rendere reale questa integrazione e dare vita, in modo concreto, a questo fantomatico dataspace.

Secondo me, Chrome e’ un passo decisivo in questa direzione: come molti prima di me hanno notato, qui non si sta proponendo “solo” un nuovo browser, ma si cerca di far passare una “filosofia” completamente nuova”: si vuole rendere obsoleto il concetto di sistema operativo come lo conosciamo.

Quando tutti i nostri dati saranno online, dalle mail ai documenti di lavoro, alle presentazioni fino ad arrivare alle foto delle vacanze, sara’ il browser (se ancora si chiamera’ cosi’) a fare la differenza e il sistema operativo sara’ un simpatico accessorio al nostro accesso a Internet.

Zambardino dice che i dataspace non c’entrano, ma secondo me stiamo dicendo la stessa cosa:

…il punto di forza è che sullo zoccolo di Chrome, si costruirà col tempo uno strato di nuove applicazioni crearte da terzi, anche singoli, che vorranno mettere la loro “bancarella” nel mercato dei grandi. Google a sua volta potrà integrare nel browser l’ubiquità e fluidità dei suoi servizi, godibili anche su cellulare…

Ma alla fine, quale sara’ la “user experience” dell’utente comune che usera’ questo super-browser pieno di mini-applicazioni? Quella di essere di fronte a un sistema operativo omnicomprensivo che gli permette di interagire con il suo spazio-dati (e probabilmente anche con quello dei suoi “friends”) attraverso una serie di interfacce piu’ o meno standard. Che e’ la base del concetto di dataspace (della sua implementazione reale, naturalmente).

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Google, Chrome e Android

2 Settembre 2008 · 1 Commento

(Qui alcune riflessioni in piu’ su Chrome)

***

Domani Oggi Google rendera pubblica la beta version del suo nuovo browser, Google Chrome:

We will be launching the beta version of Google Chrome tomorrow in more than 100 countries. (via Official Google Blog)

Per ora il link al sito web di Chrome cita un “Not Found, Error 404″, immagino sia solo questione di poche ore: la notizia e’ datata 1 Settembre ma probabilmente dovremo aspettare finche’ non diventera’ giorno negli Stati Uniti.

Google Android: ma voi ve la ricordate il concorso di Google Android, quello a cui si poteva partecipare da tutto il mondo civilizzato e anche piu’, tranne che dall’Italia? Pare che la prima parte sia terminata, i vincitori li trovate qui.

Da qui (in fondo alla pagina):

When Android was announced on 5 November, 2007, Google also announced a $10 million Android Developer Challenge, split into two separate $5 million events. The first Android Developer Challenge ran from January 2008 through August 2008, and was intended to give developers an opportunity to explore their ideas using the early look SDK and build prototype applications — to “get in on the ground floor.” The second Challenge will give developers a chance to build polished applications once hardware is available.

In pratica, ora ci sara’ una seconda fase in cui i finalisti (o forse e’ aperto a tutti? Questo non mi e’ chiaro) saranno chiamati a implementare le loro idee (solo quelle vincenti?) sui terminali reali.

Interessante no?

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Phishing d’Agosto

1 Settembre 2008 · 1 Commento

(cross-post, Experiment, Three)

Di phishing ne ho visto tanto, ci lavoro, per giunta, e di mail che cestino di default senza nemmeno leggerle ne ricevo veramente tante. Eppure, una mail di phishing come questa non l’avevo mai vista :-) : mi si propone una collaborazione su un progetto di ricerca per… la scoperta di nuove creature, forse, di origine paranormale!!!

In pratica, il nostro ingegnere aerospaziale, un po’ per caso, ha fotografato (con il suo telefonino) delle creature normalmente “invisibili” e ora vuole che qualcuno lo aiuti a studiarle.

Questo va al di la’ di ogni immaginazione, sono tentato di rispondergli (sapendo che poi la mia casella verra’ inondata di spam) solo per curiosita’: dopo una mail del genere, cos’altro ti pou’ arrivare? :-) )))

ps: ho lasciato il link alla sua pagina web, non sembra “pericoloso”

Hi,

First of all I must apologize for sending this email to you. My name is Mr. Abdul Rahman and I am an Aircraft Engineer. I got your email from the internet and I am truly sorry if my email is bothering you. I have been trying to find a scientist that can help me in my research to the creatures that I have discovered. Actually I don’t know who to approach to help me with this discovery. I believe may be the biologist, physicist or any scientist may be able to help. Scientists who are interested in the discovery of new creatures. The images of the creatures I took cannot be a Pareidolia because of different background colour and shape. Pareidolia only supported if either the colour or shape of the background is almost the same as the mysterious image i.e images in cloud or trees.

I am suggesting scientists to carry out a research to invent a proper camera which can capture the image of these unseen creatures. I don’t believe in fairy tales and I only believe in real creatures, otherwise I would have sought help from ghost hunters or paranormal mediums. No, I am more interested to find fact, thus the only people who I believe can help me are the scientists.

My hand phone ability to capture these paranormal images which I have discovered accidentally is a crude way of carrying out the task. Only with a properly designed camera can the images be taken clearly.

As for the origin of these creatures, I have no idea. I don’t know what they are made of. My theory is that these creatures may have the ability to control humans mind causing hysteria, possession, suicide and mass killing and so on. Most scientist believe these behaviors were caused by chemical reaction in the brain. But then  something must have triggered it. Due to stress? It could be true, but how come most very stressed people are not affected with possession and hysteria? I need scientist to help me with the research and all I know is that these creatures are what people have identified as ghosts or demons.

I feel that scientists should look into these creatures more seriously as their existence can be seen by a camera, just like germs can be seen with a microscope. What if one day these creatures manage to possess a million humans at a same time? Do not think this is a hoax, it is not. I know it sounds silly but please don’t ignore me. I have tried contacting every universities but none has responded positively. Some even insulted me and accusing me of spamming. I am not advertising or selling a product here, I am seeking help to find a scientist who is willing to assist me. Please read my website and what I am telling is all true and I need scientist to verify it. I even offer US$10,000 to anyone who can proof the pictures I took are fake.

I am not trying to promote a religion here. What I believe is, good Christians, Jews and Muslims will go to heaven. So this is nothing about religions here which I want to point out. I am just trying to share important information about a species of creatures that cannot be seen by human eyes which most scientists believe do not exist. Hopefully we all can find the truth about these creatures. Below is the website. Thank you for willing to read my email.

Best Regards

Abdul Rahman
Brunei Darussalam
Tel: 673-8-725144

http://abdulrahman180.googlepages.com/abdulrahman180

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